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ANALISI ACQUA

I parametri di qualità

Caratteristiche di qualità delle acque destinate al consumo umano
La normativa nazionale attualmente in vigore, che disciplina la qualità delle acque ad uso umano al fine di proteggere la salute dagli effetti negativi della contaminazione delle acque, recepisce le direttive europee più recenti (D.Lgs. 31/01 e D.Lgs. 27/02)

In particolare nella normativa vengono indicati i valori massimi ammissibili (CMA : concentrazione massima ammissibile) e i valori guida (VG) per una serie di parametri:

parametri organolettici (odore, colore, sapore, torbidità)
parametri chimico-fisici (tipici delle caratteristiche naturali delle acque come ad es. temperatura, durezza, contenuto di solfati)
parametri concernenti sostanze indesiderabili (nitrati, ferro, ammoniaca, ecc.)
parametri concernenti sostanze tossiche (arsenico, piombo, antiparassitari, ecc.)
ed infine parametri microbiologici (coliformi, streptococchi fecali, ecc.).

Nell'acqua è possibile evidenziare e determinare un grandissimo numero di elementi e composti sia inorganici che organici.
Le sostanze chimiche selezionate per la definizione delle linee guida fissate nelle normative includono quelle potenzialmente pericolose per la salute umana, quelle ritrovate con relativa frequenza nell'acqua potabile e quelle rilevate a concentrazioni relativamente alte.


Va premesso che i rischi sanitari legati alla presenza nell'acqua di sostanze chimiche tossiche sono differenti da quelli dovuti ai contaminanti microbiologici. Sono poche le sostanze chimiche che possono dar luogo a intossicazioni acute ad eccezione di contaminazioni accidentali massicce di una risorsa idrica.
Sono comunque di particolare rilevanza quei contaminanti che hanno proprietà tossicologiche cumulative come ad esempio i metalli pesanti.

L'analisi chimico-fisica di un'acqua consiste nell'esecuzione, su di un campione di acqua rappresentativo e prelevato correttamente, di una serie di determinazioni effettuate tramite specifiche apparecchiature di laboratorio o di reattivi.

Il laboratorio BIOSAN svolge l'attività analitica di controllo dei parametri chimico-fisici, chimici e microbiologici sui campioni d'acqua.

Di seguito vengono elencati alcuni dei parametri che il laboratorio analisi acqua analizza nei campioni d'acqua prelevati nelle imprese alimentari, nei condomini, nelle mense scolastiche, in abitazioni private.

Elenco di alcuni dei parametri chimici rilevati
parametri unità di misura valori limite
D.Lgs. 31/01
valore guida
pH   6 ≤ pH ≤ 9,5 6,5 ≤ pH ≤ 8,5
conducibilità µs / cm a 20°C 2500 400
durezza gradi francesi °F   15-50 °F
nitrati mg/l NO3 50 5
nitriti mg/l NO2 0,5 0,1
cloruri mg/l Cl 250 25
fluoruri mg/l F 1,5  
ferro µg/l Fe 200 50
manganese µg/l Mn 50 20
ammonio mg/l NH4 0,5 0,05
cloro residuo libero mg/l 0,2  
colore mg/l (Pt/Co) 20  
torbidità mg/l SiO2 10 1
alluminio µg/l Al 200 50
cromo VI µg/l Cr 50  
rame mg/l Cu 1 0,1
cianuro µg/l CN 50  
zinco µg/l Zn 3000 100
nichel µg/l Ni 20  
calcio mg/l Ca   100
magnesio mg/l Mg 50 30
sodio mg/l Na 150 29
solfato mg/l SO4 200 25
ossidabilità mg/l O2 5  
fosforo µg/l P2O5 5000  
Elenco dei parametri microbiologici rilevati
parametri unità di misura valori limite
D.Lgs. 31/01
valore guida
escherichia coli UFC/100 ml 0 0
enterococchi UFC/100 ml 0 0
coliformi totali UFC/100 ml 0 0
carica batterica totale a 37°C UFC/ml   10
carica batterica totale a 22°C UFC/ml   100

 

Significato dei singoli parametri chimici

pH
In ogni acqua sono contenute piccole quantità di ioni idrogeno (forma chimica: H+) e ioni ossidrile (OH-). La reazione acida, alcalina o neutra di un'acqua dipende dalla concentrazione di ioni idrogeno. Se in un'acqua ci sono più ioni idrogeno che ioni ossidrile, l'acqua dal punto di vista chimico è acida, in caso contrario è basica (detta anche alcalina).
Il valore pH (proposto nel 1909 dal chimico danese S.P.L.Soerensen) è correlato alla concentrazione degli ioni idrogeno (H+) nella soluzione acquosa.
Dato che generalmente questa concentrazione è molto bassa si preferisce riferirsi, invece che alla concentrazione stessa, al suo logaritmo negativo –log(H+), detto "valore di pH" (per es.: una concentrazione di 0,0000001 mol/l di ioni H+ corrisponde a pH = 7.
Un valore di pH uguale a 7 sta ad indicare che il numero degli ioni idrogeno (H+) è uguale a quello degli ioni ossidrile (OH-).
Una soluzione neutra ha pH= 7, una soluzione basica ha pH >7, una soluzione acida infine ha pH <7.

Il pH delle acque naturali è un elemento di giudizio molto importante, valori molto più bassi o più alti dell'intervallo consentito indicano un inquinamento rispettivamente da acidi o da basi forti.


Conducibilità
Il dato di conducibilità indica con immediatezza il grado di mineralizzazione delle acque.
Essa si esprime in microsiemens per cm (1µS/cm = 10-6 ohm-1x cm-1) e fisicamente corrisponde al reciproco della resistenza offerta dall'acqua.

Se il valore è alto si tratta di un'acqua ricca di sali, se è basso si tratta di un'acqua povera di sali povera.

La maggior parte delle acque ha una conducibilità compresa da 100 a 1000 µS/cm.


Durezza
La durezza dell'acqua è dovuta alla naturale presenza in essa del calcio e del magnesio; quest'ultimo è normalmente presente in concentrazione minore rispetto al calcio.
In relazione al concetto di durezza si ritrovano frequentemente le seguenti espressioni:

Durezza totale è la durezza propriamente detta: essa può essere espressa in gradi francesi F (1°F=10 mg/l CaCO3) o in gradi tedeschi D (1°D=10,0 mg/l CaO).
I valori consigliati sono compresi tra 15 e 50 °F.
Durezza temporanea o durezza carbonatica è quella frazione della durezza totale che può essere allontanata dall'acqua con un'ebollizione prolungata; in tal modo gli ioni Ca e Mg si legano ai Carbonati e formano un composto insolubile che precipita. Tale valore dipende evidentemente anche dalla concentrazione iniziale dei Bicarbonati presenti.
La frazione di durezza residua dopo questa operazione (ebollizione) è detta durezza permanente o durezza non carbonatica ed è dovuta alla presenza di anioni diversi dai Bicarbonati, e cioè principalmente Solfati, Nitrati, Cloruri e Fluoruri.
Dipendentemente dal pH e dall'alcalinità un'acqua molto dura (>38°F o 21°D) provoca deposito di incrostazioni nelle tubazioni, in particolare negli impianti di riscaldamento, e richiede nel lavaggio della biancheria un elevato consumo di detersivi, mentre un'acqua dolce (< 13°F o 7°D) al contrario è addirittura corrosiva per le tubazioni metalliche.

Sebbene un certo numero di studi epidemiologici abbia dimostrato l'esistenza di una correlazione negativa tra durezza dell'acqua potabile e malattie cardiovascolari i dati disponibili non consentono di concludere che tale associazione sia causale.
Non viene pertanto proposto alcun valore di linea guida basato su criteri di protezione della salute. Tuttavia il grado di durezza di un'acqua può influire sulla sua accettabilità in termini di sapore. L'OMS (organizzazione mondiale della Sanità) indica infatti un valore massimo di 500mg/l di ioni Calcio, al fine di evitare sapori sgradevoli dell'acqua.
Inoltre l'assunzione di elevati quantitativi di calcio potrebbe acuire il quadro di calcolosi renale.
Alcalinità carbonatica (CO3) e bicarbonatica (H CO3)
L'alcalinità in generale si riferisce all'insieme delle sostanze che reagiscono con un acido.
Nelle acque naturali queste sostanze sono costituite per la massima parte da carbonati e bicarbonati.
I carbonati e i bicarbonati hanno un effetto stabilizzante sul pH dell'acqua, si parla in questo caso di potere tampone.
Carbonati, bicarbonati e biossido di carbonio, che forma l'acido carbonico, sono in equilibrio tra loro dipendentemente dal pH dell'acqua. In un'acqua con pH=7 ad esempio si ha circa il 20% di biossido di carbonio e circa 80% di bicarbonati mentre i carbonati sono praticamente assenti.
Con un pH=8,5 nell'acqua si trovano solo bicarbonati, ad un pH maggiore di 8,5 aumenta la quota dei carbonati a sfavore dei bicarbonati.
Come descritto nel paragrafo "durezza" l'alcalinità bicarbonatica è collegata alla durezza carbonatica. Un'acqua dura con un'alta alcalinità bicarbonatica se scaldata causa molti depositi incrostanti (ad esempio negli impianti di riscaldamento).


Ammonio, Nitrati e Nitriti
Sono indice di contaminazione organico-fecale, in quanto derivano principalmente da processi di decomposizione del materiale organico azotato (proteine) presente in acqua, possono anche derivare dall'utilizzo di fertilizzanti. Mentre l'ammoniaca (ammonio) e i nitriti indicano una contaminazione organica più recente, invece i nitrati indicano una contaminazione pregressa, in quanto essi costituiscono l'ultimo stadio del processo di ossidazione dell'ammoniaca, tuttavia i nitrati possono derivare anche dalla solubilizzazione del materiale roccioso o dal dilavamento dei terreni con fertilizzanti a base di nitrato d'ammonio. Elevate concentrazioni di nitrati possono provocare nei neonati la metaemoglobinemia (cioé impediscono al sangue di portare l'ossigeno ai tessuti). I nitrati introdotti nell'organismo si riducono a nitriti e a contatto con le ammine (-NH2) formano le nitrosammine, sospette di essere cancerogene.

Il valore guida (5 mg/l) per i nitrati è stato stabilito per prevenire la metaemoglobinemia infantile.


Cloruri
I cloruri nell'acqua derivano dalla composizione dei suoli, da scarichi industriali e urbani, dall'uso dei sali utilizzati per sciogliere il ghiaccio sulle strade.

Concentrazioni eccessive di cloruri in un'acqua in funzione dell'alcalinità o dell'acidità dell'acqua stessa accelerano la corrosione dei metalli nelle reti di acquedotto.

Concentrazioni di cloruri superiori a 250 mg/l possono causare un sapore indesiderabile all'acqua e alle bevande.
Effetti avversi alla salute si possono verificare a concentrazioni uguali o superiori a 200 mg/l.


Fluoruri
La loro origine è solitamente naturale (rocce vulcaniche), possono anche derivare da industrie di fertilizzanti e dell'alluminio.

Generalmente nelle acque i livelli di fluoro sono inferiori a 1,5 mg/l ma in aree ricche di minerali contenenti fluoruri le acque sotterranee possono contenerne circa 10 mg/l.

Non hanno effetti tossici ma livelli di fluoruri superiori a 1,5 mg/l possono causare la fluorosi dentale (annerimento dello smalto dei denti).

Poiché d'altra parte i fluoruri hanno effetti benefici nella prevenzione della carie dentaria in alcune aree essi vengono aggiunti artificialmente all'acqua potabile (fino a 1 mg/l) .


Solfati
I solfati sono tra gli anioni meno tossici, tuttavia alte concentrazioni di solfati possono causare effetti lassativi e irritazioni gastrointestinali.
La presenza dei solfati nelle acque deriva da numerosi minerali, soprattutto depositi di gesso e dalle deposizioni atmosferiche.
In concentrazioni superiori a 250 mg/l i solfati provocano un sapore amaro all'acqua.

Nichel
Può derivare da effluenti di acciaierie e industrie chimiche. Può provocare la comparsa di dermatiti da contatto, patologie gastrointestinali, epatiche e renali. E' genotossico e cancerogeno.

Rame
Può derivare per corrosione dalle tubature. Per brevi esposizioni può provocare: dolori gastrointestinali e a lungo termine: danno a fegato e reni.

Cromo
E' presente in natura nella crosta terrestre e, in piccole quantità, in organismi vegetali e animali, è presente anche nei rifiuti industriali. E' genotossico.

Cianuro
Deriva dagli scarichi delle industrie metallurgiche e dall'uso di fertilizzanti. Può provocare danni alla tiroide e al sistema nervoso centrale.

Ferro
E' uno tra i principali componenti della crosta terrestre. Può derivare dall'uso di flocculanti e per rilascio dalle tubature. Può provocare disturbi gastrointestinali.

Sodio
Deriva dai deposito di salgemma. Può provocare nausea, vomito, ipertensione arteriosa, contratture muscolari.

Alluminio
Viene utilizzato come flocculante. E' tossico può indurre la comparsa del morbo di Halzaimer.

Significato dei singoli parametri microbiologici

Coliformi fecali (Escherichia coli)
La loro presenza è indice di contaminazione recente, poichè non si adattano bene all'ambiente esterno. Indicano inefficienza del sistema di disinfezione, poichè sono facilmente controllabili con le normali tecniche di disinfezione.
Alcuni ceppi patogeni sono in grado di produrre enterotossine che inducono ipersecrezione dei liquidi nell'intestino. Patologia:colite emorragica.

Ai Coliformi fecali (dei quali si prescrive l’assenza in campioni di 100 ml d'acqua) appartiene un gruppo di batteri costituito in prevalenza da Escherichia coli, lattosio fermentanti con idrolasi termostabili; ma ricadono nel gruppo qualche stipite di Klebsiella, Enterobacter e Citrobacter termotolleranti che abbia acquisito la capacità di svilupparsi a 44±0.5°C.

Coliformi termotolleranti (in precedenza definiti termostabili) possono essere presenti in effluenti industriali o nel terreno a seguito del decadimento delle piante, o, più in generale, della sostanza organica. Se essi sono presenti si consiglia di ricampionare immediatamente l’acqua da sottoporre a nuovi accertamenti.

Il significato da attribuire ai Coliformi fecali in rete è quello di contaminazione in atto. Il loro rinvenimento in acque destinate al consumo umano, segnala, anche, la mancata efficienza del trattamento di clorazione.

Coliformi totali
La loro presenza è indice di inquinamento pregresso, poichè sono organismi facilmente adattabili all'ambiente esterno, ma non di contaminazione fecale. Inoltre sono indicatori dell'inefficienza dell'impianto o dell'inadeguatezza della rete, in quanto tali microrganismi possono ricomparire in rete per contaminazione secondaria o per fenomeni di ricrescita batterica, a causa della presenza di carbonio organico assimilabile.

Per Coliformi totali si intende quel gruppo di specie, appartenenti a più di un genere delle Enterobatteriacee (Escherichia, Citrobacter, Klebsiella, Enterobacter e pochi altri) che provocano entro 24-48 h, alla temperatura di 35-37°C, la fermentazione del lattosio con produzione d'acido e gas in terreni idonei.

Si tratta di batteri bastoncellari, gram negativi, non sporigeni, aerobi o facoltativamente aerobi, beta-galattosidasi positivi, ossidasi negativi.

La dimostrazione dei Coliformi non fecali in quanto correlata a specie di maggiore adattabilità all’ambiente esterno e quindi capaci di una più lunga sopravvivenza è meno necessariamente riferibile alla contaminazione fecale recente.

Nelle acque potabili, i Coliformi totali dovrebbero essere assenti nella maggior parte delle analisi (95%). Si tollera una presenza limitata (solo il 5% delle analisi eseguite e non oltre il livello di 3-5 U.F.C./100 ml) in considerazione che in questo gruppo sono compresi germi ambientali quali Serratia (S. fonticola), Rahnella (R. aquatilis), Buttauxiella (B. agrestis) accanto ai generi che si ritenevano in precedenza l’unica espressione d'inquinamento tellurico: Citrobacter, Enterobacter, Klebsiella, anche se alcuni di loro potevano essere associati occasionalmente alle feci.

Se Coliformi totali sono presenti in assenza di quelli termotolleranti o di E. coli occorrerebbe identificarne la specie per ipotizzarne l’origine ed eseguire un’accurata ispezione sanitaria. Il loro ritrovamento, tollerabile alla fonte, non lo è più in rete. In quest’ultimo caso lo potrebbe essere solo per le acque non trattate, ma unicamente se la loro comparsa fosse contenuta, sporadica e occasionale.

A seguito di due successivi ritrovamenti si dovrebbe pianificare un intervento disinfettivo o installare un impianto di potabilizzazione. Qualora anche questo non raggiungesse lo scopo è obbligatorio varare piani per proteggere meglio la sorgente o trovare altri punti da cui derivare l’acqua.

Il significato da dare alla presenza dei Coliformi totali è dunque quello di superficialità ovvero contatto dell’acqua con l’ambiente esterno, di contaminazione in atto, di presenza di carbonio organico assimilabile che può indurre ricrescita di questi organismi in rete, d'inefficienza della disinfezione.

 

Enterococchi
La presenza di tali organismi in rete è indice dell'inefficienza di clorazione, mancanza di un sistema di pressione stabile all'interno delle tubature, tale da non consentire la penetrazione dei germi dal suolo o da fognature vicine, resistono alla disidratazione, per cui va determinata la presenza sia dopo la messa in posa di tubature che dopo le riparazioni. Sono anche indice di contaminazione da parte di acque superficiali. Sono indice di rischio di trasmissione di malattie a circuito oro-fecale. Patologia: infezioni al tratto urinario, ascessi intraddominali, infezioni dei tessuti molli.

Per essi si prescrive l’assenza in un volume di 100 ml d'acqua.

Gli streptococchi fecali includono oggi due generi Streptococcus (S.bovis, S.equinus) ed Enterococcus cui appartengono le specie E.avium, E.coecorum, E.durans, E.faecalis, E.faecium, E.allinarum, E.hirae mundtii, presenti nelle feci animali, ma anche E.casseliflavus, E.faecalis liquefaciens, E.solitarius, E.malodoratus,diffuse sulle piante.

Gli Streptococchi fecali sensu sticto, sono quelli che possiedono l’antigene D di Lancefield e cioè quelli che un tempo, erano detti Streptococcus faecalis, S.faecium, S.durans, S.bovis, S.equinus e S.salivarius. Vi appartengono diverse specie (S. faecalis, S. faecium, ecc.).

Di essi si affermava che non si moltiplicano nell’ambiente, ma questa asserzione si limita ai soli streptococchi fecali tradizionalmente definiti.

Rispetto ai Coliformi tutti gli streptococchi fecali sono più resistenti all’ambiente esterno, alla clorazione e al disseccamento cui possono andare incontro negli aerosols aerodispersi e nel suolo.

Il significato da attribuire al ritrovamento di S.fecali in rete è quello di una contaminazione in atto, della inefficienza del trattamento di clorazione, della presenza d'alternanze nell’erogazione dell’acqua, della mancanza, cioè, del mantenimento di uno stato di pressione all’interno della tubatura tale da non consentire la penetrazione di questi germi dal suolo o da fognature vicine.

Inoltre, si tratta d'organismi che resistono meglio alla disidratazione perciò si deve programmare per essi un controllo di "routine" alla prima messa in posa di tubatura, come pure dopo le riparazioni eseguite nei tratti vecchi.

Indicano anche dilavamento del suolo e inquinamento da parte d'acque superficiali.

 

Clostridi solfito-riduttori
Altri indicatori di fecalizzazione e di rischio teorico sono le spore dei Clostridi solfito-riduttori.
In realtà, sarebbe più giusto identificare tra essi la specie Clostridium perfringens, poichè i solfito-riduttori sono molto diffusi nel suolo e nell’ambito idrico, specie quello che va incontro a crisi di carenza d'ossigeno.

Per il gruppo generico dei "Clostridi solfito-riduttori" la legge italiana fissa il valore di 0/100 ml senza tenera conto che tra essi possono essere presenti germi ambientali. Lo stesso Cl. perfringens è contenuto nelle feci, ma è anche diffuso nell’ambiente, seppure in titoli ridotti in assenza di fecalizzazione.

La discriminante tra acque inquinate e non, si basa sulle concentrazioni. Per acque superficiali valori inferiori a 50/100 ml sono compatibili con situazioni di mancata contaminazione fecale, mentre tra 50 e 200/100 ml segnalano fecalizzazione.

Il loro significato nell’acqua potabile sta ad indicare una contaminazione precedente (specie se non c’è associazione con il contestuale rilevamento di Coliformi e streptococchi) e anche deficienza dei trattamenti disinfettivi, che, per eliminare le spore, devono essere più spinti.

I Clostridi una volta immessi nell’ambiente sopravvivono più a lungo di E.Coli, dei Coliformi termotolleranti, degli stessi streptococchi fecali.

La loro presenza in acque disinfettate indica deficienza del trattamento di potabilizzazione, inefficienza della filtrazione, possibile presenza di protozoi, contaminazione intermittente, contaminazione remota.

Grazie alla loro persistenza ambientale il loro ritrovamento, non associato alla presenza di più usuali germi indicatori d'inquinamento fecale, può dar luogo a falsi allarmi.

 

Carica batterica a 22°C e a 37°C
L
e cariche batteriche a 37 e 22°C sono da considerare tra gli indicatori di scarsa protezione di un’acqua all’origine o di contatto delle condutture con l’ambiente esterno.

Batteri ambientali indicatori di scarso isolamento dell’ambiente esterno sono: Flavobacterium, Acinetobacter, Serratia, Aeromonas, Legionella, Micobacterium.

La stima degli eterotrofi su PCA a 37°C, perciò si fissa il limite a 10 UFC/ml, indica fecalizzazione, superficialità e scarsa protezione. Questi ultimi due significati valgono anche per la conta a 22°C (100 UFC/ml) che, però, addizionalmente sottolinea la presenza di sostanza organica (COA) e di biofilm in rete oltre ad evidenziare inefficienza del sistema di sanitizzazione applicato.

La conta batterica a 37°C aumenta i sospetti d'inquinamento fecale, segnala cambiamenti indesiderabili e dovrebbe indurre ad eseguire ispezioni.

La conta è impropriamente definita "totale"; in realtà è sempre limitata alle forme che conservano la capacità di riprodursi sui terreni selezionati.

I tempi di crescita non tengono conto della pluralità delle forme includibili in questo parametro e del loro diverso grado di vitalità.

La conta batterica a 22°C non ha alcun significato sanitario a meno che tra i microrganismi che la compongono non abbiano acquisito una "virulenza" legata alla resistenza agli antibiotici, ai metalli pesanti, ecc.. Metodologie analitiche consentono di ipotizzare questo pericolo attraverso la citotossicità. Sempre più diffusi sono inoltre microrganismi occasionalmente patogeni, come sempre più numerosa è la fascia di popolazione che ha deficienti coperture immunitarie.

Un alto numero di flora microbica psicrofila è indesiderabile per la preparazione d'alimenti e bevande.

I germi psicrofili sono fondamentali nei processi di rivestimento interno delle reti, concorrono ai fenomeni di biocorrosione possono facilitare la persistenza in rete di forme biologiche anche metazoiche a vita libera, che anche se non pericolose, sono senz’altro sgradite all’utenza.

Enterobatteri
Affinchè una specie patogena sia in grado di produrre la "patologia", ossia affinchè il rischio reale si traduca in effettivo, occorre che essa sia presente nella dose giusta.

Questa per Salmonella varia da 10 a 10; più contenuta è quella di Shigella (10¹-10², che in base a questa osservazione è ritenuto un genere in grado di segnalare il livello igienico di una società.

Shigella è rilevabile in campioni d'acqua di popolazioni tra le quali non serpeggino gastroenteriti d'origine diversa. E.coli enterotossici per indurre malattie in individui normali necessitano di quantità di 10 .

Per Vibrio cholerae, sierotipo patogeno, la dose infettante è 10, mentre per Yersinia enterocolitica, sierotipo patogeno, è di 10 e per Campylobacter fetus jejunii oscilla tra 500 e 10 .

Le alte dosi necessarie per certi patogeni batterici per ingenerare patologie è difficile che, nelle condizioni di trattamento attuale per le acque potabili, si possano trovare nell’acqua da bere, ma è molto più probabile che l’acqua, essendo anche usata per la preparazione d'alimenti, possa produrre le dosi richieste in questi ultimi che diverrebbero substrato da crescita almeno per alcuni di questi microrganismi.

 

Pseudomonas aeruginosa
Pseudomonas, che può avere significato di scarsa protezione dell’acqua e della rete dell’ambiente esterno è, tuttavia, talmente diffuso ovunque che fa parte anche della flora d'acquiferi anche protetti.

Ad esso, che tra l’altro ha grande capacità di ricrescita in rete e di resistenza alla clorazione grazie alla produzione di SPE (Sostanze Polimeriche Extracellulari), si guarda con apprensione perchè è un germe tipicamente ambientale, ma occasionalmente patogeno.

Pseudomonas aeruginosa si ritrova sia nelle acque clorate sia in quelle non clorate (di provenienza sotterranea, sia alla sorgente sia alla distribuzione.

La concentrazione di cloro che, comunque, uccide questo microrganismo, è di 1 mg/l.

Esso è considerato, così, un batterio indicatore della qualità e della efficacia del trattamento delle acque.

La sua patogenicità si estrinseca per ingestione (forme gastrointestinali rilevabili in neonati) e per contatto (infezioni di ferite o patologie degli epiteli), ma riguarda, nell’ambito di una specie, solo specifici sierotipi.

 

Staphylococcus aureus
La principale riserva naturale degli stafilococchi patogeni è l’uomo: il contagio può avvenire in modo diretto oppure attraverso l’ambiente, poichè sono ubiquitari e capaci di sopravvivere a lungo nell’ambiente esterno.

Per quanto riguarda l’acqua potabile, la loro ricerca è importante quando questa è utilizzata per essere imbottigliata o per preparare alimenti. Nel primo caso, la presenza degli stafilococchi patogeni rivela scadenti condizioni igieniche dell’ambiente di produzione e degli impianti, nel secondo caso, la loro presenza può essere causata da contaminazione degli alimenti che possono favorire la loro riproduzione e, quindi, la produzione delle enterotossine responsabili delle tossinfezioni alimentari da stafilococchi. La mancata correlazione tra presenza di S.aureus e di coliformi dipenderebbe dal fatto che Bacillus sp., Flavobacterium sp., Actinomyces sp. e Micrococcus sp., possono impedire la crescita dei coliformi. La presenza di questi ultimi , infatti, può essere mascherata sia con il metodo MPN sia con quello MF, specie se la CBT è elevata. Si consiglia di indirizzare la ricerca nei centri rurali dove l’acqua sia condotta da pozzi o al limite, dove esistano piccoli acquedotti che erogano acque da corpi idrici superficiali o da falde poco protette, infine, dove non esistono potabilizzatori o dove la disinfezione non sia continua.

Alla notevole capacità di sopravvivere nell’ambiente esterno, si aggiunge anche quella di resistere all’azione del cloro.

S. aureus è più resistente dei coliformi fecali. La ricerca andrebbe effettuata su volumi compresi tra 100 e 250 ml secondo la minore o maggiore opalescenza dell’acqua.

 

Protozoi patogeni
Tra gli indicatori di fecalizzazione occorre includere i protozoi patogeni (Entamoeba histolitica, Balantidium coli, Giardia lamblia, Cryptosporidium, Microsporidium).

Le dosi necessarie per indurre una patologia sono molto contenute (1-10 cisti) per i protozoi. Nei confronti di questi organismi non si sviluppa mai nessuna immunità.

Per queste forme si prescrive l’assenza in grandi volumi d’acqua.

Il loro significato in rete indica contaminazione fecale. I sistemi disinfettavi (massimamente quelli con cloro) non sono efficaci nella inattivazione di cellule infettive, se non a dosi particolarmente elevate, non applicabili per controindicazioni tossicologiche e ingegneristiche (corrosione di tubature metalliche).

I metodi di ricerca non sono standardizzati e risentono delle perdite che si possono realizzare nella fase di concentrazione di grandi volumi.

 

Elminti patogeni
Nei confronti di questi organismi non si sviluppa mai nessuna immunità.
Gli elminti potenzialmente trasmessi con l’acqua destinata al consumo umano si possono distinguere in 3 gruppi.

Il primo comprende i vermi che si sviluppano in copepodi e che sono assunti dall’uomo con l’acqua che contiene l’ospite crostaceo. Vi appartengono cestodi (vermi piatti) (Spirometra) e nematodi (vermi tondi) (Dracunculus).

Nel secondo gruppo rientra una miscela di vermi piatti e tondi le cui larve penetrano attraverso la pelle e le mucose (Schistosoma, Ancylostoma)

Nel terzo gruppo rientrano Ascaris, Trichuris Strongyloides, Enterobius, Fasciola, Hymenolepis, Echinococcus.

Le uova o cisti sono infettive per l’uomo. Le più diffuse elmintiasi intestinali che hanno probabilità di verificarsi in Italia sono dovute ad Ascaris e Trichuris, ma per questi vermi l’acqua potabile non è la via prevalente di diffusione.

Il loro significato in rete indica contaminazione fecale.

I sistemi disinfettivi (massimamente quelli con cloro) non sono efficaci nella inattivazione delle uova d'elminti e degli elminti.

I metodi di ricerca non sono standardizzati e risentono delle perdite che si possono realizzare nella fase di concentrazione di grandi volumi.

 

Attinomiceti
Tra gli indicatori di scarsa protezione o di contatto con l’ambiente esterno vanno compresi gli attinomiceti (Streptomyces, Nocardia, Micromonospora).

Si tratta di forme transienti nell’ambiente idrico, che, invece, hanno una larga diffusione nel suolo.

 

Miceti
Miceti o funghi, sono organismi immobili e comprendono i lieviti e le muffe.

Appartengono al regno vegetale ma sono privi di clorofilla. In genere hanno una struttura morfologica costituita da innumerevoli filamenti di cellule dette "ife", intrecciate fra di loro e costituenti il micelio.

Le muffe d’acqua, morfologicamente più semplici, non hanno la tipica forma a micelio dei funghi, ma si presentano come organismi a forma di sacco con scarse e corte ife.